Corno del Pallone e Ròthòre. Creste, nebbia e normali.

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Ci sono giornate che non hai proprio voglia di uscire dal sacco a pelo. Sei stanco, svuotato, la motivazione è poca o nulla…. ti domandi veramente così ci fai lì a rincorrere normali dai nomi impronunciabili e dalle forme tutt’altro che accattivanti.

Mi alzo così, con poca voglia e ancor meno spirito, e tra un biscotto e l’altro mi metto al computer con l’idea ormai di riposare e sfruttare la giornata per sistemare qualche fotografia, mandare due email e mettere in fila qualche parola. Ogni tanto però strizzo l’occhio al cielo, è azzurro… sempre più azzurro…

Sono le 11 quando mi metto in cammino in direzione del Vallone di Loo. Non credo di essere mai partito così tardi per una qualsiasi salita in montagna ma la giornata è lunga, quasi come il giro che dovrei fare… una lunga cresta che dal Passo del Camino mi dovrebbe portare sulla cima del Corno Rosso (Punta Carestia) passando per il Corno del Pallone. La salita un po’ mi stuzzica, una lunga cresta mai difficile con qualche passaggio d’arrampicata qua e là, poco sotto quota 3000.

Dopo poco meno di due ore sono già a ravanare su per un ripido canale verso il Passo del Camino, uno stretto valico tra il Vallone di Loo e la Valle Artogna. Al valico riprendo fiato, la cresta è subito arcigna. Infilo il casco e parto. I passaggi sono subito delicati e, dopo un esposto traverso, mi ritrovo a tirare dell’erba verticale che neanche il paleo delle Apuane…. mi mancavano proprio queste salite!!

Rimontato sul filo, lo seguo sempre, esposto e divertente. La roccia è più che buona, l’ambiente severo il giusto, il panorama…. nullo. Le nuvole mi avvolgono, lasciandomi sospeso in quel bianco silenzio che unisce le tinte del cielo al grigio sfumato di rosso accesso delle rocce ancora calde.

Continua…

Federico

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