Tälléspétz (La Corna). Sbagliare cima si può!!

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La bellezza di salire tutte le cime della Valle d’Aosta è soprattutto percorrere ogni valle principale o secondaria e scoprire ogni volta angoli meravigliosi di cui ignoravo totalmente l’esistenza, ma soprattutto stupirsi ogni volta per quanti posti unici e spettacolari ci siano sulle nostre Alpi!

Ogni ”posto nuovo” alla prima occhiata è semplicemente e naturalmente più bello, ogni valle è una sorpresa, ogni cima, punta, sperone, parete sono una novità dove perdersi nella ricerca di linee, diedri, spigoli da poter sognare e salire. Quando poi si deve scrivere una relazione, il ”conoscere poco” che sulla carta è senza dubbio uno svantaggio perchè impone 1000 ricerche in più, passaggi a vuoto e quant’altro, sul pratico diventa poi una grande ricchezza perchè non si trascura nulla, non si tralasciano i dettagli, i passaggi, le indicazioni che possono sembrare ovvietà a chi frequenta da anni quei posti ma che invece sono proprio le informazioni più importanti per chi magari per la prima volta percorre quei sentieri o scala qualche roccia verso la cima di montagne più o meno conosciute.

Ma per raggiunger l’obiettivo talvolta si inciampa in passaggi a vuoto… ed è proprio il caso del mio tentativo di salita al Tälléspétz (La Corna), una cima secondaria poco sopra Gressoney-Saint-Jean, ultima di un lungo crestone roccioso, dentellato e cosparso di una miriade di punti quotati che partendo dal più conosciuto e frequentato Ròthòre (Corno Rosso) si sviluppa per almeno due chilometri passando per l’Hòre (Punta Rossa). Montagna meno nota ma spesso proprio per questo più interessante da salire e raccontare….

La domanda vera – per tornare all’argomento di questo articolo – è però come si può sbagliare cima?

La risposta non è facile da spiegare a parole e neanche troppo importante perchè alla fine, come spesso accade, da un’errore nasce qualcosa di nuovo… credendo di salire sul Tälléspétz sono invece finito su un’altra cima che non ha né particolare fascino o bellezza (quota 2526 m tra il Tälléspétz e l’Hòre, poco sopra uno splendido laghetto anch’esso senza nome) ma che per qualche secondo mi ha regalato l’ingenua emozione di essere stato il primo a calcare quel piccolo punto senza nome né storia.

Continua… (per nebbie e creste)

Federico

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